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Leonardo Loom

on Dom, 29/01/2012 - 10:31

Conosco Leonardo Loom da quando è nato. Da quando, poco più alto di un capretto da latte, sgambettava tra le gambe della gente, sotto i tavoli dei saloni dove uno dei suoi illustri famigliari stava tenendo una conferenza – conferenze alle quali, quando posso, partecipo sempre con stupore ed emozione.

I Loom – lo sapete – sono una famiglia di studiosi e ricercatori, hanno pubblicato libri e tengono conferenze su (quasi) qualunque ambito dello scibile umano. Io – come molti di voi, suppongo – li ho conosciuti prima attraverso i giornali e le cronache delle loro avventure, i resoconti degli scavi e le relazioni sugli esperimenti scientifici. Non è affatto improbabile che, entrando in una biblioteca antica e polverosa in Egitto o sui Carpazi, in un tempio scintoista in Giappone o in una grotta in Islanda, vi succeda di incappare in qualche membro della famiglia Loom intento a fare ricerche. Anzi, e molto probabile che, quando penserete di averli conosciuti tutti, i membri della famiglia Loom, ne salti fuori uno che si era nascosto in qualche foresta vergine o un altro che si era infilato in un laboratorio sottomarino tra i ghiacci antartici.

Per quanto mi riguarda, dopo alcuni anni di frequentazione professionale (gli scrittori spesso si incontrano agli eventi pubblici), a me è poi capitato di diventare un amico di famiglia.

Ora, che Leonardo avesse un carattere particolare è stato chiaro a tutti fin da quando era piccolissimo. Direi fin dalla culla, dai primi vagiti. Ma a differenza di altri – di sua sorella, ad esempio, che non è granché gentile o fiduciosa nei suoi confronti – io ho sempre pensato che avere un carattere particolare quando si appartiene a una famiglia come quella dei Loom, be’, lasciatemelo dire, non può che essere un vantaggio.

Perché?

Perché alla lunga le persone hanno la tendenza a ripetersi, a ripercorrere le stesse strade, ad affidarsi alle stesse teorie. Un carattere differente, soprattutto in giovane età, può farti vedere cose che gli altri non vedono, darti il coraggio di intraprendere percorsi che gli altri avevano escluso (ad esempio dare retta alle parole di un teschio). Quando si è giovani si hanno meno preconcetti e molta, molta più fantasia: per questo alcune grandi scoperte o certe invenzioni che hanno cambiato la storia dell’uomo le si deve a ragazzi che, oggi, andrebbero ancora a scuola.

Ecco cosa vedo, io, in Leonardo. Vedo il futuro.      

Anzitutto, ama viaggiare. E quale modo migliore per crescere e per nutrire il cervello e l’anima che mettersi in viaggio? Non un viaggio alla ricerca di terre sconosciute, no – oggi, in questo senso, ciò che c’era da scoprire è stato scoperto, l’unica frontiera rimasta è lo spazio profondo, le stelle e i pianeti. E nemmeno una vacanza di quelle che hanno come unico scopo lo stordimento e la confusione, intruppati nelle file dei turisti, sbalzati in continuazione da un campeggio a un parco acquatico, da un trenino sulla spiaggia a un negozietto che rigurgita souvenir acchiappa-stranieri e acchiappa-villeggianti. Niente di tutto questo. Il viaggio di cui parlo – il viaggio che è nei sogni di Leonardo – è quello alla ricerca di qualcosa di immensamente più prezioso: di un nuovo sguardo sul mondo. Perché, come ha detto un altro grande personaggio, forse lontano parente dei Loom da parte di madre, Marcel Proust, un vero viaggio non è cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi.  

Leonardo è aperto al mistero. Che cosa magnifica, il mistero. Lasciarsi trasportare da una voce che viene dal passato, da una traccia esile che non sai a cosa possa condurre; ciò che ti è concesso sapere, al massimo, è che dopo averla seguita non sarai più quello di prima. Il mistero ti cambia non tanto per ciò che trovi alla fine – potresti anche non trovare nulla – ma per la disponibilità alla trasformazione che dimostri. Il mistero – e così lo studio, il sapere in genere, la storia, la geografia, la scienza, la letteratura – apre dentro di te una faglia nella quale, poi, si infilano luoghi, culture, immaginari. E quando pensate di averne abbastanza, di aver fatto il pieno, di non poter ingurgitare neppure più una molecola di tempo e conoscenza, ecco che, invece, vi scoprite immensi, un enorme bacino senza fondo. Perché il mistero crea spazi incolmabili, dentro di noi.

Da par mio, seguirò con attenzione le avventure e, attraverso le avventure, il percorso formativo di Leonardo. Perché si tratta anche di questo: di educazione, di formazione. Ammetto, sono un po’ invidioso. Magari i miei genitori mi avessero mandato in Africa a scavar fossili con uno zio antropologo quando, alla stessa età di Leonardo, prendevo brutti voti a scuola – oddio, forse i miei, chissà, lo avrebbero pure fatto; ma è che ci mancava lo zio antropologo; io, al massimo, avevo uno zio postino.

 In ogni caso, pensate se davvero fosse così per tutti; se i tanti (sì, sono tanti) ragazzi che hanno poca voglia di studiare, se quelli che dicono che tutte le materie scolastiche sono noiose, quelli che si lamentano che la storia è inutile, che la geografia è una perdita di tempo, insomma, se tutti loro fossero mandati come punizione a fare un viaggio in giro intorno al mondo. Non tornerebbero trasformati?

Così bisognerebbe fare. Non hai voglia di studiare storia? E io ti mando a visitare il Centro America con dei documentaristi che si stanno occupando della scomparsa dei Maya. Non ti basta? Altri due mesi in giro per i siti Inca, a cominciare da Machu Pichu. Non hai voglia di studiare geometria e fisica? Vattene in Egitto, a vedere le piramidi e a capire come le hanno costruite, e poi un salto negli Stati Uniti sul cantiere di un grattacielo. Non hai voglia di studiare biologia? Tre mesi su una nave oceanografica tra balene, plancton e calamari giganti. Non ti piace l’informatica? Hai vinto un soggiorno gratuito a Cupertino presso la sede della Apple.

Ecco la scuola che avrebbe fatto al caso mio, oh sì – e credo non spiacerebbe neppure a Leonardo, per quanto lo conosco – la scuola della strada, della vita e dell’esperienza; vedere le cose, vederle con i propri occhi. Sarebbe grandioso rispondere al disinteresse e alla pigrizia di certi ragazzi, e alla miseria culturale e agli ottusi pregiudizi sul sapere e sullo studio di altri, con lo stupore e con la bellezza, con le meraviglie della Terra.

La bellezza salverà il mondo?

Non credo. Saranno gli uomini a salvarlo (se ci riusciranno) con le loro scelte e il loro impegno. Quel che è certo, però, è che le scelte e l’impegno si fondano su un ideale di bellezza. Apriamoci a quell’ideale. E facciamoci guidare da Leonardo Loom. 

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