Alberto Granado “Mial”

25 October, 2009 | da fabiogeda |

La qualità è quella che è, ma questa foto - lasciatemelo dire - è una delle più commoventi della mia vita.

Ho passato la mia adolescenza con una foto di Ernesto Guevara (non ancora chiamato Che) nel 1950, a Buenos Aires, sul balcone di casa sua. Adolescenza? Quella foto ce l’ho ancora, appesa a una bacheca, in cucina. E chi è passato da casa mia l’ha certamente vista. In quella foto Ernesto è sdraiato a terra, le mani sotto la nuca, guarda in alto, chissà cosa.

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Due anni dopo, partirà per il famoso viaggio lungo le strade sterrate del sudamerica, in sella a una Norton 500 chiamata Poderosa, con il suo amico di sempre: Alberto Granado, che lui chiamava Mial (il mio Alberto). Durante quel viaggio, Ernesto Guevara, lentamente, si trasformò nel Che (chi ha visto il film di Walter Salles, I diari della motocicletta, sa perfettamente di cosa sto parlando). Per anni ho sognato di essere io, Alberto Granado. Per anni, mi sono immaginato accanto a Ernesto, sulla Poderosa, lanciati alla scoperta dell’america latina.

Bene. Quel signore piccolino, di 87 anni, che vedete accanto al sottoscritto e ad alcuni amici di Settimo Torinese, è Alberto Granado. Mial.

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  1. 5 Risposte a “Alberto Granado “Mial””

  2. da Ricky il 25 Oct, 2009 | Replica

    come dicono in spagna… m’hai fatto venire la pelle d’oca…

  3. da fabiogeda il 25 Oct, 2009 | Replica

    anche da queste parti, lo dicono ;-)

  4. da silvia il 27 Oct, 2009 | Replica

    Anche a me ha fatto venire la pelle d’oca. Quando si dice fare la storia…..

    Mial vi ha raccontato qualcosa di quegli anni? Come ricorda il Che? Cosa pensa della rivoluzione? E cosa pensa del mondo di oggi? …forse è meglio che ci vediamo una sera, con calma, magari a cena, con buon vino, così ci racconti tutto!!!

  5. da fabiogeda il 27 Oct, 2009 | Replica

    Concordo sulla cena, sul vino e sulle chiacchiere.

  6. da Maria Giulia il 23 Nov, 2009 | Replica

    Ciao Fabio,
    mi ha fatto piacere vedere la foto di Alberto Granado a Settimo. Quella sera l’ho accompagnato io da casa mia, a Crescentino, dove alloggiava. Questo piccolo grande uomo è parte della mia famiglia e della mia vita. A L’Avana sono io a stare da lui ed è sempre una grande gioia essergli vicino. Io lo chiamo papà e lui hija mia, così ha voluto il destino. Gracias a la vida que me ha dado tanto…

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