9 September, 2008 | da fabiogeda |
A cosa serve la letteratura? Me lo chiedo di tanto in tanto. Perchè, nel mio caso, sapere cosa rispondere significa anche saper dare un senso a ciò che si fa, o che si tenta maldestramente di fare.
Una buona risposta nasce da un vecchio detto scout, utile a chi frequenta i sentieri e la montagna: non esiste un buono o un cattivo tempo, ma solo un buono o un cattivo equipaggiamento. Se si pensa al complesso, e non sempre generoso, cammino della vita, mi piace immaginare che l’equipaggiamento migliore non comprenda copri-zaino impermeabili e fornellini antivento (servono anche quelli, per carità), ma storie, racconti, romanzi, biografie. Le buone letture rendono migliore la vita, aiutano a sopportare e a superare le avversità - se ce l’ha fatta lui, posso farcela anch’io -, ci fanno dono dell’esperienza di migliaia di altre esistenze di cui non potremmo godere avendo, noi, il tempo e lo spazio limitati dal nostro corpo, dal nostro nome, dal nostro destino.
Mentre ero a Nuova York, quest’estate, di risposta buona me n’è venuta in mente una seconda. I libri sono come il carburante, anzi, non come, i libri sono il combustibile dell’anima. Ascoltare storie, per me, è come, per il mio assetato motorino, fare il pieno di benzina (o, per voi, se siete degli allegri ecologisti, ricaricare le batterie a energia solare grazie a una giornata di sole dopo un periodo di cielo coperto). Le storie, come il carburante, si esauriscono - si dimenticano. Non esiste un libro in grado di cambiarti la vita per sempre, come non esiste un carburante che duri all’infinito. Per questo motivo è necessario continuare a leggere. Per questo motivo è necessario continuare a scrivere.
Così è. Se vi pare.

Nella buca, ieri, ho trovato la rivista Il libraio e c’era questa immagine, a commento di una pubblicità delle edizioni tascabili Tea.







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