Salinger’s funeral party
5 February, 2010
infanzie culture narrazioni luoghi e altre cose che mi interessano
Dave Eggers (e altri) hanno fondato a Brooklyn la 826NYC, una organizzazione nonprofit dedicata a supportare bambini e ragazzi tra i sei e i diciotto anni nelle loro competenze letterario-linguistico-espositive. Brooklyn Superhero Supply, affacciato sulla 5th avenue di Brooklyn, è il negozio che fa da ingresso alle stanze dedicate ai laboratori per i bambini (che sono sul retro). Nel negozio si vendono cose assurde, che potete vedere andando sul loro sito SuperheroSupplies.
18 gennaio 2010. Nel giorno del Martin Luther King day (è festa nazionale, negli States) ho fatto una delle molte passeggiate in Central Park. Potrei dire che è il mio posto preferito a New York? Ce ne sono altri che gli mordono la coda, ma sì, potrei azzardarmi a dirlo. Lo specchio d’acqua che si vede è il Jacqueline Kennedy Reservoir, luogo d’elezione per il jogging newyorkese.I palazzi sono quelli dell’Upper West Side.
E ora, ragazzi, si torna a casa.
Sul numero di gennaio di Linus, la mia infantile chiacchierata con Stefano Bollani sulla sua infanzia. C’è un cambio alle “matite”: le illustrazioni passano da Marco Cazzato (affidato ora a Matteo B. Bianchi e al suo laboratorio esordienti) a Marco Marella.
Piccolo backstage. Questa intervista è stata fatta al telefono, nel parcheggio di un autogrill sulla Torino-Milano. Stavo rientrando da Como e avevo appuntamento con lui - telefonico, l’appuntamento - alle sette, ma non sono riuscito a raggiungere casetta in tempo, a causa di un mega ingorgo. Così ho parcheggiato, ho festeggiato con un Bufalino e una Coca (che se facevo l’opzione menù mi davano anche un muffin) e l’ho chiamato chiuso in macchina, per riuscire a sentire qualcosa. Molto rock, tutto ciò. O no?
Il pezzo è fruibile dalle vostre pupille in codesto luogo.
Times Square di notte è un salto nell’iperspazio. Le dimensioni si moltiplicano, il tempo stesso (time) cambia la forma degli oggetti, e i colori, e l’aspetto materico delle cose: vince il traslucido, l’abbaglio. Times Square - per essere esatti, si dovrebbe dire Duffy Square - vista dall’angolo della 44th street verso nord. In parte pedonalizzata, è ora uno spazio molto più vivibile rispetto all’ultima volta che ci sono stato.
Tornando verso casa - sull’87th tra Park Avenue e Lexington - attraverso lo spazio interno del Rockfeller Center. La gente pattina. E’ la pista pù famosa della città, ma anche la più cara. Meglio andare a Central Park, se vi sentite Carolina Kostner, o a Bryant Park, dietro la Pubblic Library. Sbattere le chiappe sul ghiaccio farà male uguale, ma vi costerà meno. Sul fascino dei luoghi, poi: a oguno il suo.
Twenty Second IPhone Project, ossia immagini fisse (salvo il tremolio da distillatore di Talisker che contraddistingue la mia presa) che durano venti secondi e catturate con il suddetto strumento. E cosa cominciare a registrare, con la piccola mela, se non frammenti della Grande Mela?
Venti secondi del Brooklyn Bridge, verso Manhattan.
E venti secondi del Brooklyn Bridge verso Brooklyn. Al tramonto di oggi, 13 gennaio 2010.
Prosegue l’avventura di LINUS con la rubrica Bambini nel tempo (del cui nuovo corso ho detto qui). Nel numero di dicembre, che trovate in edicola, ho chiacchierato con Luca Mercalli (potete leggere l’articolo sul blog di LINUS). Su quello di gennaio mi troverete in compagnia di Stefano Bollani.
Una video-intervista lo-fi di quest’estate, fattami dal prode Davide Musso di Terre di Mezzo in un baruccio milanese vicino alla Cascina Barona, in occasione del festival Scrivere sui Margini. Si chiacchiera di scrittura, di lavoro e di pensione (di cosa?).
Buon anno, ragazzi. Un anno pieno di speranza, spero.
(Io l’ho cominciato acquistando un biglietto del treno New York - Washington e un biglietto per la partita dei Nicks contro i Pistons al Madison Square Garden. Oh, che belle cose capitano, di tanto in tanto)
Stay tuned!

(disegno del magnifico Marco Cazzato per Linus, of course)
Alcune informazioni sui mesi a venire che possono essere utili a chi passa dal blog (soprattutto a quelli che passano dal blog per raccogliere la mail e scrivermi e invitarmi a partecipare a qualche evento, cosa che, sapete, faccio sempre molto volentieri, ma prima di farlo - di invitarmi - leggete quanto segue, occhei?).
Primo) Dal 10 al 30 gennaio, non ci sono. La scorsa estate non ho fatto vacanza: il lavoro era tanto e ho dovuto soccombere alle consegne. Così - visto che anche quest’anno, credo, i mesi da febbraio in poi, estate compresa, saranno molto, molto intensi - mi sono concesso una sosta nel primo mese dell’anno, in modo tale da prendere la rincorsa per i restanti undici. Sarò raggiungibile per mail, ma non per telefono.
Secondo) Ad aprile uscirà un libro. Per ora non vi dico altro, ma restate connessi: avrete presto notizie. Il fatto che ad aprile esca un libro mi fa dire: per favore, non scrivetemi per organizzare nuove presentazioni fino a quella data. Da aprile in poi si ricomincia, con una storia nuova.
Terzo) Be’, ragazzi, terzo: Buon Natale. E ricordatevi che, a Natale, tutte le strade conducono a casa.

Ebbene sì. Sono abbonato a Fastweb, e ho, tra i diversi servizi, accesso alla Tv di Fastweb. Non la uso granchè - non guardo molto la televisione, solo di notte, di solito - ma ci sono un paio di cosette che in diverse occasioni mi sono tornate utili. La prima è ReplayTv, ossia la possibilità di rivedere qualunque programma trasmesso negli ultimi tre giorni. La seconda è un discreto database di vecchie programmi, filmati, documentari e quant’altro.
Ieri sera, nel database di cui sopra, ho scovato una vera chicca. Si tratta di “In cerca della poesia” un lungometraggio di montaggio - ossia costruito con materiale d’archivio - di Giuseppe Bertolucci. Un viaggio di un paio d’ore in un secolo di poesia italiana: Saba che legge Goal, Ungaretti che si sbraccia, Moravia che piange la morte di Pasolini.
L’ho cercato in rete e - meraviglia - l’ho trovato. Dovete cliccare su In cerca della poesia - puntata integrale.
Il vostro imbrattacarte ha vinto il Prix Jean Monnet des Jeunes Européens, a Cognac, battendo Daniel Kehlmann e Christos Chryssopoulos. In premio, una bottiglia di Cognac vuota con dentro i bigliettini con i commenti di tutti gli studenti dei cinque licei cittadini che hanno partecipato alla premiazione.
In più una bottiglia di Cognac piena che ho trovato in camera l’ho lasciata a Enrico, il mio brillante interprete (sardo-francese).
La locandina della manifestazione che vedete sotto è stata fatta da una brava artista italiana (ma mezza spagnola, belga e quant’altro) Chloé Francisco Trenti, che ho conosciuto a Cognac. Vive a Venezia.
Una buona serata, come stasera. Di ritorno dal reading di Niccolò Ammaniti, nella vetrina di una piccola libreria vicino casa, ho visto una raccolta di poesie di Wislawa Szymborska edita da Adelphi, La gioia di scrivere, una raccolta fresca di stampa, che contiene anche l’ultimo libretto della poetessa polacca (premio Nobel 1996) uscito, in Polonia, nel gennaio di quest’anno. Non sono solito acquistare libri di poesia, ma mi sono sentito chiamare; così sono entrato e l’ho acquistato.
A casa, poi, ho deciso di spendere ancora qualche soldo per scaricare da Itunes un disco che desideravo avere: Riceboy Sleeps di Jonsi e Alex (Jonsi Birgisson, per intenderci è il cantante dei Sigur Ros).
Ed ecco che - lanciato il disco sul computer, aperto il libro della Szymborska, scaldata l’acqua per il tè - mi sono sdraiato sul divano e ciò che è accaduto è stato, giuro, difficile da descrivere. Magia. Semplicemente, Riceboy Sleeps si è rivelato la colonna sonora perfetta per le poesie della Szymborska, poesie come La fine e l’inizio e Il gatto nell’appartamento vuoto o Qualche parola sull’anima. Come se il disco e il libro facessero parte di un unico progetto artistico.
Certe serate nascono così. Riceboy Sleeps potete sentirlo qui. Ma insieme, sapere cosa leggere.
Su Linus di novembre, che trovate or ora nelle migliori edicole del regno, c’è una mia intervista ad Ascanio Celestini. La rubrica Bambini nel Tempo ha, come spesso accade alle cose nuove dopo un periodo di rodaggio, subito una piccola trasformazione. L’intenzione del sottoscritto e di Stefania Rumor, direttrice storica di Linus, è quella di andare a indagare l’infanzia di personaggi più o meno pubblici, per capire se l’uomo e la donna di oggi si nascondevano già, sotto mentite spoglie, anche nel bambino e nella bambina di un tempo.
Lo sapevate che Ascanio Celestini è andato a teatro sì e no tre volte, da bambino, e che invece il suo professore di ginnastica voleva farlo diventare un campione di salto in alto? Tsz, quante cose si imparano, su Linus!
Perché t’amo e mi sfuggi,
pesce rosso di vita
umido dentro l’erba
palpitante nel sole?
Perché non ho parola
dura come la pietra
che ti ferisca a morte?
Così ti fermerei,
e potrei disegnarti
un arabesco sul cuore.
Vi invito a leggere questo post, introdotto da Max Casacci: una buona occasione di riflessione sulle poltiche e sulle scelte di chi anima la notte, di chi regge tra le dita i fili delle esistenze di migliaia di ragazzi (sempre più ragazzini) che passano molto tempo tra locali, centri sociali e quant’altro.
Se fate girare, fate cosa buona.
La qualità è quella che è, ma questa foto - lasciatemelo dire - è una delle più commoventi della mia vita.
Ho passato la mia adolescenza con una foto di Ernesto Guevara (non ancora chiamato Che) nel 1950, a Buenos Aires, sul balcone di casa sua. Adolescenza? Quella foto ce l’ho ancora, appesa a una bacheca, in cucina. E chi è passato da casa mia l’ha certamente vista. In quella foto Ernesto è sdraiato a terra, le mani sotto la nuca, guarda in alto, chissà cosa.

Due anni dopo, partirà per il famoso viaggio lungo le strade sterrate del sudamerica, in sella a una Norton 500 chiamata Poderosa, con il suo amico di sempre: Alberto Granado, che lui chiamava Mial (il mio Alberto). Durante quel viaggio, Ernesto Guevara, lentamente, si trasformò nel Che (chi ha visto il film di Walter Salles, I diari della motocicletta, sa perfettamente di cosa sto parlando). Per anni ho sognato di essere io, Alberto Granado. Per anni, mi sono immaginato accanto a Ernesto, sulla Poderosa, lanciati alla scoperta dell’america latina.
Bene. Quel signore piccolino, di 87 anni, che vedete accanto al sottoscritto e ad alcuni amici di Settimo Torinese, è Alberto Granado. Mial.
Pensavo, stasera, tornando a casa da San Maurizio Canavese e dal festival I luoghi delle parole, che la letteratura che amo leggere (e che tento di praticare) è quella nella quale le parole non sono al servizio delle parole, ma della storia, delle vite dei personaggi, delle azioni. Le parole che si alimentano del loro stesso suono mi annoiano. Le storie affidate alla parole sbagliate mi rattristano.